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Cheratosi seborroica PDF Stampa E-mail
Scritto da salvatore   
Sabato 05 Dicembre 2009 19:09

Ognuno di noi sicuramente ha visto sulla fronte, sulle mani o sulle regioni fotoesposte di una persona anziana quelle lesioni scure moriformi, iperpigmentate, friabili che desquamano e che danno l'impressione di estrema malignità per il colore nero, un po' piceo. Queste sono le famose cheratosi seborroiche, che non sono ovviamente caratteristiche esclusive degli anziani ma si possono osservare anche in soggetti giovani.

Caratteristiche delle cheratosi seborroiche

Le cheratosi seborroiche rappresentano delle proliferazioni dei cheratinociti, benigne, che in genere si autolimitano più o meno rapidamente nel tempo, in altri casi tendono a crescere soprattutto se sottoposte a stimoli irritativi cronici. Hanno la caratteristica di essere facilmente riconosciute perché hanno una doppia componente: una componente esofitica un po' moriforme e una componente che desquama e spesso si elimina e si riforma. Quando appaiono particolarmente scure - e questo succede perché abbiamo le cheratosi seborroiche iperpigmentate - è chiaro che nei soggetti anziani si pone la diagnosi differenziale con il melanoma. Quindi se dovete parlare dell'argomento e dire qualcosa sulla cheratosi seborroica ricordate che rappresenta il tumore cutaneo benigno più frequente, si trova generalmente nella cute fotoesposta, quindi è probabilmente una risposta blanda al danno da fotoesposizione, si presenta con una neoformazione classicamente rilevata di aspetto moriforme e che presenta delle caratteristiche microscopiche che rispettano questa caratteristica di crescita disregolata dei cheratinociti.

Se andiamo a vedere quali sono i tipi istologici osserviamo la presenza di una forma acantotica; il termine acantosi si utilizza per indicare un ispessimento dell'epidermide, quindi un aumento del numero degli strati del granulare e dello spinoso superiore alla norma e superiore a quello che ci aspetteremmo in quella determinata sede cutanea. Ricordate che la cute ha spessore variabile a seconda delle sedi corporee, per cui non dobbiamo lasciarci trarre in inganno da cuti estremamente sottili, che magari possono essere state bioptizzate in sedi particolari, rispetto ad altre che sembrano più spesse: si tratta di variazioni fisiologiche in base alla funzione, alla sede e anche all'età.

  • Quindi abbiamo una forma acantotica, la più classica: ispessimento della cute.
  • Poi c'è la forma ipercheratotica, caratterizzata da iperespressione dello strato corneo, quindi numero di lamelle cornee sulla superficie molto alto. È la variante che si può trasformare in certe condizioni nei corni cutanei.
  • Poi abbiamo la forma reticolata, dove c'è un allungamento delle papille dermiche e un aspetto a rete della rete ridges1 molto accentuato.
  • Ancora la forma clonale dove ci sono cloni, gruppi di cellule di tipo spinoso a citoplasma prevalentemente chiaro che voi osservate all'interno di un'epidermide acantotica.
  • Abbiamo poi la forma che è la più antica, detta melanoacantoma, dove c'è un'iperpigmentazione dei cheratinociti, probabilmente perché c'è una iperattività e una iperplasia dei melanociti, che trasmettono melanina in maniera più abbondante e più efficace ai cheratinociti circostanti.

Vediamo il quadro istologico classico. L'epidermide ha di solito lo spessore di pochi strati, 7-8, qui appare ispessita. Con l'ispessimento dell'epidermide e con l'aumento del numero degli strati si chiudono gli osti annessiali che sono presenti all'interno della cute stessa, quegli sbocchi con cui comunica con l'esterno. Si formano così le famose e caratteristiche pseudocisti cornee, che sono abbastanza diagnostiche. Queste pseudocisti cornee sono quelle che danno quell'aspetto un po' moriforme e che spesso si rompono e danno la liberazione del materiale cheratinico.

 

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